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Un CONTRATTO SCUOLA a saldo, ma comunque un contratto dignitoso
Come era prevedibile, le trattative che hanno portato alla recente firma del secondo biennio contrattuale sono state accelerate per evitare che coincidessero con la Finanziaria. Siamo inoltre tutti consapevoli che questo è un contratto “a saldo” (cioè siamo a fine biennio), per cui le possibilità di manovra erano ridotte. Nessuno, tranne i Cobas, propone oggi di votare no al Contratto (che pare sarà firmato anche da Gilda, che non aveva firmato il quadriennale), ma va fatta una valutazione su aspetti negativi e positivi che comunque devono tener conto della situazione complessiva (rapporti di forza, situazione dei contratti di tutto il Pubblico Impiego, ancora bloccati ecc.) Propongo alla riflessione dei colleghi una prima sintetica valutazione:
Aspetti positivi:
a) rispetto all’accordo di maggio invece del 4,51% si è spuntato, grazie all’inglobamento dei “risparmi di sistema”, il 4,86 per gli Ata e il 5,26 per i docenti; questo perché si è ottenuto di applicare l’aliquota su tutta la massa salariale compreso l’accessorio (e per i docenti è maggiore l’accessorio rispetto a quello Ata). L’accordo comunque si è fatto non sulla base delle aspettative della categoria ma dei rapporti di forza e inserito in un accordo che riguardava tutto il Pubblico Impiego e che fa da contratto pilota per gli altri contratti (infatti il 2 ottobre è stato firmato quello dei Ministeriali) b) il grosso degli aumenti va tutto sul tabellare, quindi con un vantaggio per i precari che vedono aumentare la loro base stipendiale e con un vantaggio per i meno giovani perché l’aumento va sulla parte pensionabile. Questa è una scelta in controtendenza rispetto agli anni in cui si sacrificava una parte di salario per il Fondo di Istituto o l’accessorio genere CIA o RPD. Si deve aprire un ragionamento sul fatto se ha o non ha pagato concentrare tante risorse sull’accessorio che poi non è pensionabile (sia nella quota CIA RPD, sia per Fondo di Istituto che in passato era stato legato a temi come l’Autonomia, il buon funzionamento della scuola, premiare la professionalità) c) gli arretrati sono garantiti dal gennaio 2004 d) è stato stoppato il tentativo della Moratti di inserire premi per il tutor, sono stati respinti tentativi come quello di legare i passaggi di ruolo dei precari ad un blocco più o meno prolungato (il MIUR chiedeva per 5 anni) della carriera. A buon diritto possiamo rivendicare di essere il sindacato che in proporzione alle proprie forze ha costantemente tenuta alta l’agitazione contro la Riforma e in favore dei precari. e) attraverso l’iniziativa portata avanti dalla CGIL si è avviata una carriera Ata che evita di contrapporre un lavoratore all’altro e che consente a tutti gradualmente di avviare una progressione orizzontale. L’art. 7 prevede una carriera Ata, basata su una graduatoria provinciale per titoli e un corso di formazione, che sono ancora da definire in successiva contrattazione. Partirà dal 2006 e riguarderà un 25% della categoria. La carriera prevede 1000 € in più per gli AA di ruolo e circa 300 € per i CS. È un aspetto perfettibile ma importante f) poiché una parte degli aumenti, secondo l’accordo generale di maggio 05, andava sulla “produttività”, cioè sul Fondo di Istituto, questa parte corrispondente allo 0,70 è stata utilizzata per assorbire le mancate risorse (cioè quando si è firmato in maggio il governo non aveva stanziate tutte le risorse, una parte doveva essere stanziata dalla Finanziaria 2006) e quindi questo aumento del Fondo scatterà dal gennaio 06, ma solo dopo che gli organi competenti (Corte dei Conti e Presidenza del Consiglio, daranno parere favorevole a 60 giorni dalla Finanziaria
Ovviamente un contratto biennale subisce tutte le contraddizioni più generali in cui si trova la categoria, in generale il pubblico impiego e il lavoro dipendente.
Una parte dell’aumento contrattuale è pagata con i tagli agli occupati e col blocco parziale del turnover (le recenti immissioni in ruolo non devono far perdere di vista i dati). Il Ministero dichiara di aver restituito i risparmi, ma in realtà lo fa arbitrariamente e senza possibilità di controllo da parte sindacale, per cui al di là dei reali tagli subiti, per gli Ata sono stati accreditati solo 33 ml e per i docenti più di 300 (probabilmente per ragioni elettorali). Gli aumenti sono in linea con l’inflazione programmata ma non con quella reale; inoltre gli aumenti vengono dati in ritardo, taglieggiati dal fiscal drag e saranno vanificati dagli aumenti di tariffe e ICI se nella prossima Finanziaria saranno tagliati i contributi agli Enti Locali. Funziona inoltre per quanto riguarda gli aumenti la cosiddetta “media del pollo”: il sistema di parametrazione finisce per penalizzare pesantemente alcune categorie e in generale tutti precari, che per lunghi anni restano al primo livello di stipendio. Non è ancora stato risolto fra un tribunale e l’altro la situazione Ata ex EELL che sono ancora inquadrati sul maturato economico. Questo avrà ulteriori effetti sul contratto e sulla carriera.
Prospettive
Tutte le energie devono essere impiegate per elaborare una piattaforma per il prossimo contratto che è quadriennale (per fortuna i Confederali hanno già inviato la disdetta per riaprire le trattative). Per noi è la Finanziaria il momento dello scontro contrattuale, è lì che si gioca la questione fiscal drag, ma è lì soprattutto che si decidono i tagli al personale (previsto il blocco e la riduzione del 60% dei cococo e tempi determinati assunti prendendo come base il 2003 sia negli Enti locali sia nell’Istruzione, il che avrà forti conseguenze sull’Università), il blocco del turnover e le risorse per il prossimo contratto. Per quel poco che si sa al momento in cui si scrive in Finanziaria non ci sono né le risorse per l’indennità contrattuale, né le risorse per un avvio di nuova contrattazione, mentre ci sono laute risorse per settori specifici (ad es. i dirigenti dei Ministeri)
Per questo sulla Finanziaria si sta preparando uno sciopero generale.
Angela Marinoni
RSU A. Cairoli Pavia Direttivo Nazionale FLC-CGIL
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A proposito del PROTOCOLLO D’INTESA (Contratto degli Statali)
Sono note le difficoltà attraverso le quali si è arrivati alla firma di questo protocollo che per alcuni settori FLC significa una firma dopo 48 mesi dalla scadenza dell’ultimo contratto (es. la Ricerca).
La cifra pattuita è circa il 62% di quanto richiesto (il 5,01% invece che l’8% per di più distribuito secondo la solita media del pollo) e sarà comunque esigibile solo a CCNL di categoria firmato. Almeno lo 0,70 di questo aumento è legato alla Finanziaria del 2006 (e quindi non ancora del tutto certo vista la disinvoltura con cui questo governo si smentisce) e infine una quota dei recuperi è legata ai risparmi ottenuti con i tagli sull’organico (quindi retribuzione in cambio di tagli di posti di lavoro).
Una certa stanchezza nella categoria e la forte campagna condotta da Confindustria e dal governo contro i dipendenti statali, accusati di costare troppo e di essere troppo numerosi non ha creato un clima favorevole e va dato atto ai segretari Confederali di non aver accettato almeno in quella sede le pesanti richieste relative a mobilità, svuotamento della contrattazione decentrata, durata triennale o quadriennale del contratto parte economica e tagli di personale.
È importante però che tutto questo sia difeso anche in sede di CCNL. Esiste il rischio che gli scioperi regionali sospesi per la firma del Protocollo debbano essere ripresi per ottenere la firma dei contratti di categoria.
Il governo infatti ha già presentato una lettera di intenti in cui ribadisce la volontà di modificare il modello contrattuale e la stessa questione della mobilità è presente nell’ultimo punto del Protocollo di intesa.
È evidente infatti che se i già miseri aumenti stipendiali, spesso inadeguati a difendere anche il solo potere d’acquisto, dal momento che sono stabiliti sulla base dell’inflazione programmata e non di quella reale (e che la differenza non è mai recuperata per intero nel contratto successivo) venissero bloccati per tre o quattro anni si autorizzerebbe un ulteriore impoverimento delle retribuzioni. Retribuzioni che non hanno tenuto il passo con l’aumento dei prezzi (nonostante il miserevole tentativo del governo di millantare aumenti di spesa che sono esclusivamente concentrati nel settore difesa e lagato alle recenti spedizioni militari) La stessa Bankitalia nel suo rapporto annuale sottolinea che i redditi degli autonomi sono aumentati del 10%, quelli del lavoro dipendente sono stazionarie o in calo: I giovani sotto i 35 anni poi prendono oggi solo i due terzi dei redditi medi per ogni categoria contro i quattro quinti di vent’anni fa.
È altrettanto evidente che in vista di un’eventuale applicazione della riforma (e dei conseguenti consistenti tagli occupazionali) qualsiasi modificazione delle attuali regole della mobilità andrebbe a detrimento sia del personale occupato (costretto a riprendere in età non più giovane i giri per la provincia di appartenenza o nelle province vicine, se non ad emigrare in altri settori) sia per i precari che vedrebbero allontanarsi ogni prospettiva di occupazione. Sarebbe anzi importante introdurre correttivi alla legge 29/92 proprio in vista dei tagli prodotti dall’applicazione eventuale della Riforma.
Altre preoccupazioni sono legate a quel 10% di aumento riservato alla produttività. Come si potrebbe tradurre nella pratica nel settore scuola ed Università? Per la scuola, stante la recente approvazione del decreto delle superiori che completa l’iter della L.53, è serio il rischio che siano risorse destinate ad esempio a premiare i tutor nella scuola elementare.
È importante a questo proposito tener fede alle garanzie a suo tempo fornite dalla segreteria nazionale sul fatto che l’intero aumento andrà sul tabellare e non su voci non pensionabili come il Cia o la RPD e che non ci siano troppi ritardi nel corrispondere il dovuto (inevitabile la tentazione per il governo di rimandare la riscossione sia pure con arretrati nei mesi precedenti le elezioni (nemmeno il governo di sinistra agì diversamente). Non va dimenticato che una coda del contratto precedente e cioè l’inserimento dell’ex contingenza nello stipendio, non è mai stata applicata per l’ovvio effetto positivo che avrebbe avuto sul pagamento di ore eccedenti, straordinario ecc.
Non va infine dimenticato che mentre si firmava il Protocollo, Moratti faceva uscire la tredicesima e sembra ultima versione del Decreto delle superiori, con l’evidente intento di approfittare della pausa estiva, che può far abbassare la guardia alla categoria.
IL PROTOCOLLO D’INTESA PER IL CONTRATTO DEGLI STATALI
L’accordo appena firmato è una intesa di carattere generale che deve poi essere tradotta in Contratto Nazionale categoria per Categoria per essere efficace.
Nei giorni precedenti, dopo una riflessione documentata sui risultati delle Regionali, Brunetta, consigliere economico del premier aveva in un'intervista al Sole affermato che “le risorse stanziate dal centro destra per i due bienni contrattuali ( 2002 2005) sono state nel complesso 11 miliardi contro i 9,4 stanziati dal centro sinistra nel quadriennio 1998 2001... abbiamo messo in campo 1,6 miliardi in più per niente. Cosa abbiamo ottenuto? Più conflitto, più mugugni”. Berlusconi nel frattempo, considerando che dietro alcuni successi regionali del centrosinistra c’era uno spostamento consistente di gruppi industriali locali, ha cercato di riannodare un’alleanza con Confindustria. Da un lato Confindustria è sempre stata coerentemente contraria a un buon contratto agli statali temendo l’effetto trascinamento sul contratto dei metalmeccanici, dall’altro il governo ha offerto su un piatto d’argento agli industriali gli sconti Irap lasciando intendere che erano in alternativa con il contratto agli statali (contemporaneamente Berlusconi scendeva in campo a difendere i privilegi dei professionisti e della rendita). Impegnato nella costruzione del suo partito unico, impedire il contratto degli statali rientrava anche in una logica di logoramento di An e Udc.
Firmare il contratto in queste condizioni non era facile. La cifra ottenuta non è quella sbandierata dal sindacato (l’8%) ma un più modesto 5,01% ( pari a 104 € mensili medi lordi). La cifra non è esaltante ma accettabile. Purchè non si svendano in cambio garanzie consolidate...
Il governo ha già incassato che un 10% dell’aumento non sarà sul tabellare ma sulla “produttività” E soprattutto ha incassato un taglio di 110 mila posti entro il 2007. Dove non è detto, ma la scuola sta già pagando la cambiale con i tagli al personale Ata e pagherà anche di più man mano che la Controriforma Moratti avrà attuazione (il Protocollo di Intesa è servito da cortina fumogena per una approvazione discreta del decreto sulla secondaria superiore)
Ma il governo si aspetta molto di più. I suoi esponenti non hanno mancato di ripetere più volte cosa vogliono: · un contratto economico triennale al posto di quello biennale, · meno assunzioni e più mobilità, · il blocco per cinque anni delle carriere per i nuovi assunti
La partita contratto quindi non è ancora chiusa. La guardia non può essere abbassata.
Angela Marinoni
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