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Insegno nella scuola media di Casorate Primo da sei anni. Sono un insegnante di lettere molto vicino ai ragazzi per parecchie ore alla settimana. Conosco ormai la realtà del paese, non facile, anzi piuttosto complessa e articolata, con un disagio sociale, familiare che tutti i giorni entra nelle nostre aule e al quale cerchiamo di far fronte con gli scarsi mezzi a nostra disposizione. Proprio su queste basi era nato già da alcuni anni un progetto che prevedeva per tutti i ragazzi delle medie la settimana corta e 33 ore di lezione per tutti: un modo di offrire più tempo scuola e più occasioni formative dando contemporaneamente più spazio e possibilità di azione alle famiglie. Il progetto era stato accettato da tutti e per 4 anni è stato la caratteristica fondamentale della scuola in paese. Anche nell’anno scolastico 2005-2006 abbiamo pensato bene di proporre lo stesso numero di ore: 33, dando però la possibilità a chi lo voleva di scegliere il modello base della riforma Moratti, 27 ore. All’atto dell’iscrizione a gennaio, 60 su 66 hanno scelto, come è ovvio, le 33 ore. E’ un modello già consolidato, offre la possibilità di più proposte formative, consente maggiori possibilità ai genitori che lavorano di sapere i loro figli al sicuro e non parcheggiati. Tutti si ricordano, io credo, che uno dei punti forti della riforma Moratti, sbandierato in tutti i programmi televisivi e divenuto uno slogan nella sua semplicità, è: le famiglie devono scegliere. Ci sembrava quindi che tutto dovesse tornare: la stragrande maggioranza avrà le 33 ore che ha scelto e garantiremo, ai 6 che lo vogliono, un orario ridotto per poter entrare dopo o uscire anticipatamente. Niente di così facile: la riforma Moratti rimangia i suoi slogan e si presenta nella sua vera veste: tagli, tagli, tagli. La scuola avrà diritto a sole 30 ore perché non c’è la tradizione del tempo prolungato, ci viene detto. Noi avevamo un’altra tradizione, ma di questa non si è tenuto conto. E la scelta delle famiglie? Spiace, ma le risorse sono queste. Ecco, io adesso ho proprio voglia di sentire uno dei (pochi) difensori dei questa riforma provare a spiegare a me e alle famiglie perché si è arrivati a questo punto. Quali buone ragioni ci sono dietro questa scelta? Quali valenze educative dietro i tagli? Quale rispetto della scelta delle famiglie? Soprattutto vorrei che tanti altri casi come questo emergessero, perché so bene di non rappresentare un episodio isolato e sarebbe opportuno raccogliere tutte queste esperienze e farne un caso nazionale, per ricordare a tutti che questo è l’unico esito della riforma: meno scuola per tutti, specialmente per chi ha più bisogno.
Gianpaolo Anfosso
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