 | | Pericolo caduta!!! |
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LA SCUOLA ATTUALE NON È PERFETTA
MA NON VOGLIAMO UNA RIFORMA CHE CI RIPORTI A GENTILE!
CHIEDIAMO AL NUOVO GOVERNO L'ABROGAZIONE TOTALE DELLA RIFORMA MORATTI
Come ogni anno nel resto dei paesi europei addetti ai lavori della scuola e non, si interrogano sui risultati dell’indagine PISA (Programme for International Student Assessment) pubblicata a cura dell’OCSE. In Italia tutto tace. È di moda dire da parte del governo e dei suoi esponenti che si vuole una scuola più competitiva, ma occuparsene in modo serio e comparato non interessa a nessuno di coloro che si arrogano il diritto di riformare la scuola di tutti. Come sempre l’Italia esce maluccio dal confronto internazionale, più per quanto riguarda la scuola superiore che per l’elementare, meglio nei licei che nei tecnici e negli Istituti professionali. Ed è ovvio che sia così, perché in Italia, inutile negarlo, la scelta della scuola da frequentare è influenzata dall’origine sociale e dal livello di istruzione dei genitori. Perché in Italia il tasso di scolarizzazione medio della forza lavoro, anche se si è accelerato nell’ultimo decennio, è molto basso ed influisce sul successo scolastico in una scuola che ha obiettivi accademici molto alti sulla carta e non sempre adeguati strumenti nei fatti. Ancor oggi solo il 14,7% dei diplomati degli Istituti professionali va all’Università contro il 29,6% dei diplomati degli Istituti tecnici e l’89% dei liceali.
Il ministro Moratti potrebbe quindi dirci che con la sua riforma lei semplicemente prende atto della realtà. Tanto vale che i giovani dei professionali non possano proseguire gli studi (se lo fanno sono un costo inutile per la società), anzi visto che comunque i loro risultati in matematica e lettura sono bassini secondo gli standard OCSE…”mandiamoli a lavorare” subito e non secchiamoli troppo con troppe ore di scuola. Senza contare che così questi futuri istituti professionali regionalizzati potranno assorbire eventualmente gli immigrati, sforneranno manodopera a basso costo (che si confronterà non più coi diplomati, che andranno a scomparire ma con le lauree triennali) per i laboratori e le fabbrichette che già adesso vogliono appunto questo!
Ma è appunto questa la filosofia morattiana da battere, il pensare con la mentalità del padroncino che non vede al di là del suo naso e che per affrontare la competizione globale vede un solo strumento: una manodopera poco istruita e peggio pagata (tanto poi i laureati in informatica li importeremo dall’Andra Pradesh). Il pensare che la scuola debba rigidamente ragionare in termini di selezione di classe a monte, non consentire circolarità di scelte, non prevedere un “ambiente scuola” in cui se, al limite, selezione ci deve essere sia il più tardi possibile. La scuola attuale va cambiata, perché è ancora una “scuola di classe”, ma non certo per tornare a Gentile! E la signora Moratti ha dovuto sentirselo dire questo dalla Confindustria, che non è propriamente un’associazione di filantropi. La Confindustria si vede costretta a chiedere alla ministra e al Presidente del Consiglio-Imprenditore che “si presti maggiore attenzione alla domanda sociale”, che “si elevi la qualità dell’insegnamento in ogni settore” compresi i professionali, che il passaggio di competenza alle Regioni veda una fase di transizione di almeno cinque anni, che sia soggetto a verifiche. E infine sempre dalle pagine del Sole (10 febbraio 2005) il vicepresidente Confindustria Gianfelice Rocca si permette di ricordare ai cultori delle tre I che “una lingua è utile nel mondo del lavoro soltanto se la si usa con competenza… ma l’inglese non si impara con poche ore di lezione” e senza laboratori linguistici. Alla faccia dell'ora e 48 minuti della scuola media inferiore riformata o dei futuri licei! E questo qualsiasi studente dei Professionali alla Moratti l’avrebbe potuto spiegare!
Angela Marinoni
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